mercoledì 11 novembre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.8


Daniele è diventato un'ossessione.
Penso a lui di continuo.
Lo immagino nelle situazioni più svariate.

Con me nella doccia.
Con me in macchina.
Con me sul pavimento.
Sul divano, sulle scale, nel garage, in ufficio, dal macellaio, dal medico, in discoteca....stop, mi sto eccitando di nuovo.

Tornando a Daniele, continua a turbarmi.
E' così forte, silenzioso, MASCHIO che mi fa venire la pelle d'oca.

La linea delle sue spalle, la bocca, la voce...tutto mi fa pensare ad un contesto erotico.
Lo incrocio sul pianerottolo e il suo profumo mi uccide.

Mi masturbo sempre più spesso, raggiungo degli orgasmi fortissimi, mi sento sempre più bella e lucente.

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Botta!
Oggi ho avuto la svolta. Perlomeno la svolta per la mia vagina. E i miei sensi.
Stavo facendo l'aperitivo al bar con le mie due donne in carriera Mara e Giulia.
Mi volto verso l'ingresso e Daniele era lì...con 3 amici.
Si siede al tavolo poco distante dal nostro.
Mi fissa e fa un cenno sorridendo.

Io lo fisso e sorrido senza salutarlo.
Mara e Giulia si accorgono della mia paralisi.
Giulia mi tira un calcio sotto al tavolo.
Mara ridacchia maliziosa.

Non so perchè ma di impulso mi sono alzata decisa verso la toilette.
Sono entrata, mi sono guardata allo specchio.
Tutto in ordine.
Mi sentivo una bambina.

Poi d'un tratto si apre la porta e si richiude. A chiave.
Daniele.

E' successo tutto in un eterno attimo.
Mi ha tappato la bocca con la mano, mi ha sbattuta contro il lavandino di spalle...lo specchio davanti a noi.
Poi, la sua lingua sul collo, le sue mani sotto la maglietta che mi palpavano. I miei ormoni a mille.
Mi ha slacciato i jeans, li ha abbassati solo il necessario per penetrarmi.
Deciso.
Forte.
Sempre di più.
I nostri respiri amplificati. Feroci.
Il nostro rifllesso nello specchio sempre più distorto e appannato.

Poi l'apice. L'orgasmo del secolo.
Lungo, intensissimo, liberatorio.

La sua mano ha afferrato il mio viso e avvicinandolo al suo...Daniele mi ha dato un morso alle labbra dicendo solo: -wow.

La porta si è riaperta... e richiusa dietro di lui.

lunedì 9 novembre 2009

La terra dei Pinocchi

Bugie che ti guardano negli occhi senza dare accenno di rossore.
Occhi che hanno chiesto alle mani di appoggiarsi sulla brace, costringendole a bruciarsi ingiustamente.

Ora gli occhi piangono perchè si sono ostinati a rimanere chiusi, ciechi per amore e affetto incondizionato.

Ora bruciano inquinati da una realtà che non si aspettavano di vedere.
Oppure sì. Se lo aspettavano in fondo al buio.

Mani che ti stringono, abbracci intensi e sorrisi comprensivi.
Mille parole buttate al vento.
Il mio ridicolo professare una religione non più pregata, quella del -mi fido di te-

Mi hai promesso mille volte di non bestemmiare la mia fede profana e io ho promesso di non diventare giudice o boia.

Tutto avrei compreso se fosse stato genuino.
Ora rimane il mio silenzio e le mie lacrime deluse.

E la vergogna per non aver capito.

domenica 8 novembre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.7

Forse ho trovato un appartamento tutto per me e per il mio cuore di pezza.
E' luminoso. Luminosissimo.
La camera da letto è black and white, piena di specchi, lettone, armadio immenso, cuscini colorati.
Salotto afro con le pareti che urlano DE LEMPICKA a voce spiegata.
Un bello stereo, libreria, scrivania e un telefono vintage. Cucina pastellosa, fiori freschi.

Il bagno ha la vasca e il doppio lavandino.
Credo che mi comprerò anche le paperelle di gomma.

Riccardo mi chiama in continuazione ma io gli consiglio sempre di provare con il mio avvocato perchè io, per lui, non ci sono.

Nell'appartamento davanti al mio abita un ragazzo. Si chiama Daniele.
Ci siamo presentati il giorno del trascloco, mi ha aiutata a portare su degli scatoloni.

E' alto, asciutto, gli occhi grandi e i capelli cortissimi. Lavora in un negozio di dischi.

E' scattato subito qualcosa in me. Una chimica che non so spiegare.
Quando ci incrociamo o facciamo le scale insieme, si avverte tensione. Le nostre spalle si sfiorano e mi sento incendiare.

Lui mi guarda sempre negli occhi, io faccio fatica a sostenere lo sguardo.
E' affilato come un rasioio.

Ne ho parlato con Mara e Giulia all'aperitivo, dopo una riunione di staff.
Mi hanno detto di farmelo.

ah, non è per niente una cosa semplice.
Lui non è uno qualunque.

Mi inibisce.
E' sesso allo stato puro, è carica erotica esplosiva.

Ieri l'ho incontrato in ascensore, abbiamo scambiato due parole e ci siamo urtati mentre uscivamo dalla porta automatica. Volevo che mi toccasse...volevo le sue mani sulla pelle.
Volevo che mi strappasse la maglietta che mi sbattesse contro la parete mordendomi il collo come un vampiro affamato.

Ma niente.
Quando sono davanti a lui sento la scossa.
E non escludo di avere uno sguardo terrorizzato.

Mi rimangono le mie serate nella vasca da bagno in compagnia delle mie dita.

venerdì 6 novembre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.6

Sono passate più o meno 2 settimane dalla rotura con Riccardo.

Ora sono ospite da Francesca e Thomas. Due cari amici che dividono un bilocale in centro.

Nel frattempo Francesca cerca l'amore vero dopo tanti episodi deludenti e Thomas...bè, Thomas cerca il suo principe azzurro smistando gli appuntamenti svariati della sua agenda.
Crede sempre di averlo trovato.
Poi dopo un paio di cene noiose, cambia idea, cambia numero, da capo.

Dormo sul divano, con il loro labrador Filippo.
Sì, Filippo è il nome del labrador.
Il suo pelo color cappuccino scalda più di qualsiasi trapunta.

Siamo diventati molto intimi, mi segue anche in bagno e si mette a fissarmi mentre faccio la pipì.

I primi giorni mi sentivo così vuota e apatica che lo intrattenevo con discorsi deliranti.
Ora va meglio e ho ricominciato a trattarlo da amico peloso, gli tiro il bastone e lui lo riporta scodinzolando.

Francesca e Thomas sono tanto cari. Francesca si stupisce della mia forza e della mia determinazione nel rimanere sui miei passi.
Thomas cerca di farmi scopare con tutti gli uomini etero della città sopra i 18.

Roberto?
Bè come si poteva prevedere non mi attrae più.
E' stato la mia piccola rivincita personale sulla palizzata di corna che si stavano ramificando sulla mia testa.
E ora che non sono più costretta a sopportarle, lui ha perso di appeal.

Ieri sera a cena, Francesca e Thomas hanno ordinato giapponese.
la mia gioia.

Suonano alla porta. Thomas alza il citofono: -Chi rompe?-
Poi silenzio.

Si volta verso di me.
Poi isterico esclama:
-E'-quella-vacca-lurida-in
-calore-perenne-di-Camilla!! Cosa-devo-fare,APRO???-

Io ho preso la mia copia delle chiavi, la sciarpa di lana e sono andata giù con la freddezza di un'automa.

L'ho trovata davanti al cancello automatico.
Con la faccia da funerale e i capelli perfettamente in piega.

-Devo...parlarti.-

Io zitta.

-E' stato solo un capriccio...non significa niente, devi credermi.-

E io:
-Appunto. Per un capriccio così insignificante, hai messo in gioco molte cose.-

-Anna, non è stata tutta colpa mia. Tu eri troppo presa dal lavoro per accorgerti che Riccardo soffriva..-

SOFFRIVA??SOFFRIVA???IO ERO TROPPO COSA???????

Bum.
La freddezza da automa a fanculo.
Mi sono buttata a bomba su di lei come una tigre incazzata.
Non ricordo nemmeno più la sequenza degli eventi.
So solo di aver sedato la mia furia sbattendole la testa ripetutamente sul cofano della sua Smart del cazzo.

I suoi capelli...non erano più perfettamente in piega.

lunedì 2 novembre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.5

Da bambina volevo mandare la mia paghetta agli orfanotrofi.
Mi dava l'impressione di avere il potere di sanare i mali del mondo.

Mia sorella Camilla, di 3 anni più piccola, rubava la mia dal salvadanaio a forma di pagliaccetto.
Per comprare il giornalino di Puccie e le bambolette di plastica da collezionare.

Mia madre la proteggeva.
Lei sapeva fare gli occhioni da cerbiattina innocente.
Io invece avevo sempre l'aria incazzata.
E stavo per i fatti miei.
Dovevo ancora imparare il sacro potere della diplomazia.

E quindi non godevo di vantaggio.

Mio padre invece capiva la situazione.
Era di poche parole ma quando c'era da dire NO a Camilla...non si risparmiava.
L'ha sempre trovata superficiale e poco limpida.

Non la si poteva delineare meglio di così.

Ieri ho fatto un salto a casa per prendere due bollette scadute, visto che sarei passata in posta.
Mentre cercavo le buste nel cassetto dell'ingresso ho sentito del brusio nel salotto.
Mi sono avvicinata alla porta con l'orecchio.

Ho sentito Camilla che rideva.
Ho tirato fuori dalla tasca il cellulare.
Menù...
Fotocamera...
Impostazioni.
Videoclip.

Ho spalancato la porta decisa sguainando il telefonino.

Regolare:
Camilla in ginocchio sul tappeto.
Riccardo seduto sul divano con il manganello in mano.

Telefonino vs manganello...vogliamo mettere?

"Oooh ma guarda Riccardo! Pechè non mi hai detto che avevamo ospiti??"

"Oh cazzo! Anna!"- non ricordo più chi lo abbia esclamato dei due.

Forse quello con la bocca libera.

"Esattamente. Anna. Certo, sono io."..." Che si dice qui? Si gira una rivitazione di Uccelli di rovo?"

"Ma guarda come venite bene in video...tu Camilla soprattutto...ti fa le tette più grosse".

I due si sono vestiti rapidi e a testa bassa.

Io ho schiacciato STOP.

domenica 1 novembre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.4


Devo essere sincera.
Da quando mi diletto ad aprire le cosce nell'ufficio di Roberto quelle 2 o 3 volte al giorno, il lavoro mi riesce "daddio".
E anche Riccardo...mi guarda con occhi nuovi.

Torno a casa più tardi di lui, e scavalco la sua presenza a colpi di tacchi a spillo.
Appoggio le chiavi sulla mensola dell'ingresso e gli sorrido con violenza: " Ciao mostriciattolo!! Come è andata oggi?"
Senza ascoltare la sua risposta avida di attenzione cammino rapida, quasi svolazzando, in camera da letto, mi libero dei vestiti sporchi del dolcissimo peccato della rivalsa e mi infilo sotto la doccia, canticchiando qualche motivetto ignorante.

Lui mi aspetta sulla porta del bagno con un sorriso incerto e tendenzialmente ebete e comincia l'interrogatorio:

" Allora...sei tornata tardi anche oggi..tanto lavoro?"
"Sei stanca..? Ma...domani nella pausa pranzo, ti trovo in ufficio?"
"Sai...è tanto che non stiamo un po' insieme..ti ho fatto il pieno alla macchina.."

E io:
" Assì?? Oh..grazie amore! In effetti ero in riserva. Sei proprio un tesoro!"
"Domani? Mah, non so, forse vado a pranzo con Mara e Giulia...hanno firmato un contratto con una casa editrice milanese e ...sai, hanno voglia di festeggiare."
" Comunque tua madre ha lasciato delle lasagne da scaldare per te..scusa mostro, ma devo asciugarmi i capelli e il phon fa casino...ne parliamo dopo magari."

Sto stronzo Giuda fedifrago.
Adesso mi sta addosso.
Quando una donna ferita reagisce, sboccia di nuovo e sembra più giovane, più forte e decisamente più sexy.
E lo stronzo lo sente.
Lo fiuta come un cane da tartufi.

Improvvisamente è insicuro, manipolabile, impacciato.
E...mooolto presente.

" Richi, non esci stasera? Guarda che sono le 10, sarà ora che ti prepari."

E il merdone risponde:
" No, stasera no, volevo stare un po' con te...hai fatto qualcosa ai capelli? Sono diversi.."

Sono diversi sto gran paio di palle.

"Eh amore, guarda stasera faccio un salto al BlueMagic con due miei collaboratori. Beviamo qualcosa, poi ne approfitto per parlare di un progetto nuovo... magari domani eh."

Torno a casa tardi, mi infilo a letto e lui mi salta addosso come un avvoltoio famelico.
"Sei bellissima ultimamente...non resisto...facciamo l'amore...non lo facciamo da tanto.."

Sì, non lo facciamo da quando tu hai deciso di entrare nelle mutande di quella gran mignotta di mia sorella.

Ma quella notte, avevo voglia di dargli un ultimo assaggio della nuova Anna.
Giusto per fargliela rimpiangere ancora di più dopo averlo distrutto.

Mi sono alzata dal letto...ho camminato all'indietro fino al comodino vicino all'armadio e mi sono seduta sul ripiano lentamente. Ho alzato le ginocchia e le ho spalancate. L'ho guardato con aria di sfida...ho sorriso:

" Vieni qui"

Lui si è avvicinato con lo sguardo perso e voglioso. Quasi scosso.
Non mi riconosceva.

L'ho usato.
Non lo avevo mai fatto prima.
Gli ho imposto 20 minuti buoni di sesso orale. Nel completo e totale egoismo.

Gli ordinavo cosa fare, ero una macchina da guerra, mi muovevo come una spogliarellista.
Lui stava per esplodere.

Mi diceva parole d'amore all'orecchio e io ridevo.