sabato 31 ottobre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.3

Roberto.

Roberto lavora con me in redazione. Si occupa di public relations.
Non è particolarmente brillante, ma è un gran paraculo, ha la voce calda e un sorriso che ti trascina per i capelli in una psico-dimensione che somiglia tanto alle Hawaii.

All'istante.

Direi che questo basti.

Va in fissa con il sudoku, credo che lo faccia sentire più intellettuale.
Ovviamente va in palestra tutte le sere.
Ha molte amiche, tutte uguali. Varia solo la sfumatura delle meches e il modello della Borbonese.

E' simpatico direi, anche se il suo senso dell'humor è perlopiù infantile.

Ma non importa, ha sempre un buon profumo.

Io.
Io sono cerebrale, metodica e le mie sindromi premestruali sfiorano la devianza criminale.

Piango solo per le disgrazie altrui. Soprattutto per quelle dei film.
Toglietemi tutto ma non "La Mia Africa".

Io spendo e spando per i cosmetici di Dior e per i quadri d'autore.
Vado in fotta per i vecchi volumi di psicologia. E in ogni patologia immancabimente...mi riconosco.

Insomma, non abbiamo molto in comune.

Eppure facciamo scintille su quella scrivania.
E anche sulla poltrona in pelle.
E nell'ascensore.
Nella toilette.
Sul parquet.

Mi solleva come se fossi una matita, mi fa sparire gli slip con un'agilità da illusionista.
Mi tiene i fianchi con una forza che...mi fa girare la testa.
Ha l'abitudine di tenermi la nuca. Infila le dita tra i capelli e appoggia il pollice dietro il lobo dell'orecchio.
Adoro.

Con lui, vengo in continuazione.
E mentre gli orgasmi mi piovono addosso lui mi sorride in quel modo...e io vado alle Hawaii.

giovedì 29 ottobre 2009

Romanzetto da 4 soldi VOL.2

Mi chiamo Anna. Non lo avevo detto.
Ironia della sorte: ho i capelli rossi.
Sì, Anna dai capelli rossi. Per caso.
Il colore dei miei occhi è fondamentalmente indefinito; oscilla tra il nocciola e il verdastro.

Ma sì, direi che il nocciola è predominante.
Mio marito un tempo diceva che avevo gli occhi color "magia".
Ora sono nocciola. Puf.

Lunedì mattina sono andata a prendere un caffè al bar, in redazione.
Al momento di pagare la mia colazione (che nel frattempo si era trasformata in caffè, con treccina all'uvetta,assaggio di torta ai pinoli e ace tropicale) è arrivato Roberto e ha insistito per offrirmela.

Io: "Roby non ci pensare nemmeno. Non l'abbiamo neanche fatta insieme, ti pare che tu abbia ste pretese?"
Lui mi ha risposto con la frase più stucchevole, tamarra e nonostante tutto galante che io avessi mai sentito.

"Una donna speciale non dovrebbe mai pagare per il suo piacere".

In quel momento ho pensato che se Riccardo lo avesse sentito atteggiarsi con me da Gaston "de-no-attri", gli avrebbe fatto rotolare il naso giù per la cravatta.

Poi ho ridimensionato. No. Forse non lo avrebbe fatto.

Ultimamente è spesso fuori, con mia sorella perlopiù.
Sono sempre stati molto legati.
La versione ufficiale è che lei sta cercando, con un dialogo introspettivo, di salvare il nostro matrimonio.
Riccardo, dopo queste seratine in famiglia (senza di me ovviamente: che senso avrebbe salvare il matrimonio di tua sorella coinvolgendo ...tua sorella??) torna a casa sempre più tardi.

Trovano scuse demenziali per rimanere da soli, perchè io sono cretina. No?

Mia sorella non mi è mai piaciuta un granchè.
E' una stronza egoista.
La voglia di cazzo (ops scusate: diciamo il bisogno profondo radicato e inconscio di ricevere approvazione da ogni paio di pantaloni che incontra per un non risolto conflitto edipico infantile) la porta a non farsi il minimo scrupolo nel farsi fottere dal mio dolce maritino alle mie spalle.

Riccardo.
Mi sono innamorata di lui per molti motivi. Uno dei più incisivi era la sua bontà.
Ora più che buono mi sembra un poveretto appassito.

Non sanno che io so.
Sto aspettando di avere un bel filmatino in HD con le loro manine nella marmellata e regalarlo con un bel fiocco ad un avvocato divorzista che mi aiuti a spremere il conto di Riccardo come un limone.

E magari faccio una copia al convivente di mia sorella. Così per cortesia.

La prima volta che ho mangiato la foglia sulla loro squallida tresca sono andata nell'ufficio di Roberto.
L'ho guardato fisso e ho detto una cosetta tipo: "dai scopami".

In qualche secondo sono stata sollevata e sbattuta sulla scrivania in compagnia di una calza sbragata e una testa tra le cosce.

Non male.

Romanzetto da 4 soldi VOL.1

Non riesco a capire perchè torna tardi solo quando...bè, quando non è con me.
Lo so che non mi tradisce.
L'ho seguito.
Sta con la sua cricca a fare maschiettate da stereotipo demenziale.

Mi sono accorta che non parliamo più, a cena mangia zitto e guarda la tivvù. O il piatto.

Ci siamo sposati 6 anni fa, gliel'ho chiesto io.
Già da allora dovevo capirlo. Laureati e lavoratori regolari da tempo, economicamente stabili e indipendenti.

Lui immobile.Tra lavoro, amici e me.
Ma io volevo il grande passo, forse per sfida o per uno sciocco ideale romantico coltivato con favole e giocattoli melensi.

Volevo una famiglia mia, la famiglia che non ho mai avuto. Volevo essere mamma e poter tutelare i miei figli.
Una famiglia coronata da un patto legale, che mi sapeva tanto di lieto fine e di Mulino Bianco.

Alla cerimonia io avevo gli occhi di stella...e lui si è seduto al tavolo dei testimoni a fare l'idiota. Tutto il tempo.

Io sono rimasta in compagnia di svariati bicchieri di prosecco.

Sono passati gli anni tra medi e bassi.
I momenti condivisi sono diventati sempre meno e ...sempre meno speciali.

Ora sono fortunata se con lui riesco a guardare tg sport.

In redazione c'è un collega che mi fa una corte spietata.
Mi lascia bigliettini sulla scrivani e infilati nel tergicristallo dell'auto.
Mi ha persino spedito dei fiori, ma mio marito li ha visti appassire sul tavolo della cucina senza fare domande.

Glielo volevo dire in realtà. per amor di complicità.
Ma lui non mi chiede nemmeno più come va il mio lavoro.

Comunque il mio collega mi invita a cena, ad aperitivi, a serate culturali.
Io sono incrollabile. Dove finirebbe il mio Mulino Bianco?

Ammetto che a volte penso a come sarebbe, lui mi tiene sempre gli occhi addosso, mi fa sentire...deliziosamente importante.

Sono ancora innamorata? Credo di non esserlo più di me stessa.
Prima facevo compromessi che ora sono errori giganteschi.
Appena esco dall'ufficio corro a casa e gli dico tutto, giuro.

Anzi no, stasera ha il biliardo.

Sarà per un'altra volta.

venerdì 16 ottobre 2009

Sono inferocita!

Allora. (non si comincia MAAAI una frase con ALLORA) ...me ne sbatto i cabasisi e dico: AAAALLORA!

Rimaniamo in casa rapite dal merdosissimo programma della Durso.
Vorremmo cambiare canale...ma è molto più interessante vedere dove vuole arrivare.

Iniziamo con un bel: "Al di là del credo politico personale dobbiamo riconoscere che il presidente del consiglio ha rispettato la sua promessa di regalare case ai terremotati dell'Abruzzo." ( Pauuuura eh????) E scatta l'applausone automatico in studio al chinare del capino cotonato della Barbarella e del suo sorriso falso e predicante.

Continuiamo con delle ospiti affette da problemi alimentari.
Tutte disperate o ex disperate ovviamente.
Una di queste afferma di essere anoressica, bulimica e autolesionista.

Durso: Autolesionista? Cioè?
Tipa: Mi taglio sul corpo.
(ATTENZIONE...)
Durso: In che senso?

IN CHE SENSO????? Ma perchè non le ha fatto una dimostrazione in diretta sulle sue caste candide braccia??

Sarebbe stato educativo.

Poi arriva la telefonata in studio di tale Giorgia, diperatissima, anzi, di più.
Anoressica da 20 anni. Incazzatissima col mondo, esasperata. Insultata dal suo avvocato, tenuta fuori dagli ospedali perchè non rientrante nei parametri di peso-altezza da ricovero. (non ho ancora capito che significa)

La povera anima continua ad implorare aiuto al telefono e la Durso (che è santa) l'ha interrotta per dare la pubblicità promettendole di chiamarla al telefono per continuare a parlare loro due sole.

Ce la vedete la Durso cacciare via la truccatrice che nel break pubblicitario vuole incipriare il suo nasino alla francese, perchè deve assolutamente accogliere lo sfogo di una emarginata??

Ma soprattutto, vogliamo per forza sorttolineare questo gesto caritatevole a telecamere accese?
CERRRRTO.

Arriva l'imprenditore della Guru, condannato ad un anno di carcere per bancarotta fraudolenta, disintossicato dalla cocaina, che è passato dal lusso sfrenato a galera e centri di recupero.
Lui tenta di parlare dell'esperienza della detenzione e della depressione...ma la nostra regina della televisione spazzatura e dei buoni sentimenti pigia su un solo tasto:

LE AVVENTURE CON LE DONNE.

Durso: "Ma tutte queste donne?"
Guru: "..No sai la prima notte in prigione mi ha segnato molto..."
Durso: "Ma è vero che avevi tutte quelle donne???"
Guru: "...in fondo anche i miei genitori sono stati arrestati ed è stato doloroso..."
Durso: "Ma parlami degli yacht, degli aerei privati...e di tutte quelle DONNE.."

Siamo al limite della decenza. Ma no che limite...ritiro, ritiro.

Passiamo al bambino prodigio (ne vogliamo parlare??) che zompa cantando Mamma Mia degli Abba facendo saltare la Durso come una tarantolata, compiaciuta da questo estro geniale (mia cugina di 10 anni canta uguale e fa anche le capriole e fa anche il verso del cuculo mentre beve un derby blu).

Immancabile la strizzata tra le tette della testolina del bimbo prodigio prima di congedarlo.
In fondo già con Ping Ping aveva dato dimostrazione del suo profondo istinto materno incontenibile...ricordiamo
che Ping Ping è affetto da nanismo, non è un infante.

La fiera del buonismo e dell'ipocrisia è tornata a dilagare anche in questo normalissimo venerdì pomeriggio.

E anche io, con la testa inclinata e il sorriso ghignante da predicatrice vi raccomando: Chiudete nani e bambini in casa. La fuga dei cervelli è in agguato nella vostra televisione, pronta a farvi sua.

mercoledì 14 ottobre 2009

Prima di uscire...

E' necessario rifare la doccia dopo che Shiro si è dilettato nella corsa campestre su e giù per il mio metro e settanta.
Ovviamente dopo aver giocato in balcone con il suo coniglietto di peluches.
Che non è più grigio.

Poi ci sono i capelli da gestire. Non è affare da poco.
I miei capelli hanno delle turbe. Forse sono tristi.

E lavo i denti. E non posso dimenticare la faccia. Da intonacare.

Il profumo, certo.

Poi vestita e restaurata scelgo le mie chincaglie da compagnia.
Rigorosamente abbinate con un qualche cazzo di colore a caso.

Scarpe.

Smalto da ripassare. Non ho tempo di togliere il vecchio.

E intanto penso.

E controllo l'ora.

E' sempre troppo tardi.
Eppure un caffettino ci vorrebbe.
Chi lo mette su?

E il mondo ruota.
E a volte ho le vertigini.

Conto i soldi. Troppo pochi. Riempio la borsa. Chiavi, fazzolli, specchietto, labello, telefono, kajal, documento, winston, un accendino che di solito non va.
Solo con me. Non va.

E intanto sento la mente ruminare.

Mi specchio. Mi armo. Mi sfido. Anche stanotte ne verrò a capo in qualche modo.

Il caos mi sbatterà al muro, di nuovo. E io mi lascerò sbattere col sorriso più stronzo che ho.

CORRI!

C'è stato il tempo degli orologi di sale. Fermi, per gustarsi attimi promettenti.

Siamo stati tutti a guardarci negli occhi nell'attesa che qualcuno dicesse qualcosa di significativo.
Eravamo stanchi di guardare in su.
E abbiamo aspettato chi poteva trascinarci in qualcosa di nuovo.

Le nostre gambe, atrofizzate.

C'è stato il tempo dell'amore per il prossimo. Che non ti ama quanto tu lo ami. Abbiamo annuito e ascoltato intensamente. Ci siamo arrovellati per trovare la soluzione più dolce. Abbiamo lottato per tenere in piedi dinamiche viziate. Abbiamo dichiarato affetto non meritato, abbiamo aspettato delle reazioni urlando contro statue umane ben fatte. Come fece Michelangelo.

Pazzo lui, pazza io. Senza arte riconosciuta.

C'è stato il tempo dell'ubriachezza, della fattanza, della botta. Mi faceva sentire viva, credendo fintamente di non esserlo.

Invece mi guardo intorno e vedo che sono tra quelli che respirano forte..
Guardo forte, ascolto forte anche se poi parlo sottovoce.

Stand by.
E' già finito il tempo del "metto in un cassetto le mie esigenze, perchè questo è il tuo momento".

Il mio momento non arriva mai. Perchè sono io che non gli ho dato il valore che meritava.

C'è stato il tempo del silenzio, dell' accondiscendenza, della rinuncia per il quieto vivere.
E' finito.

E l'ho voluto io.
Perchè arriva sempre un momento in cui vuoi raccogliere ciò che hai seminato.
E quando guardi la tua sacca vuota, anche allo specchio non ti vedi più.

Mi ribello all'invisibilità.
Voglio potermi dimostrare di essere indispensabile.

FIABE CATTIVE

Mi sto documentando sulle favole tramandate dai paesi di tutto il mondo.
Al momento mi sto concentrando sui classici, le fiabe arabe e infine- le mie preferite- quelle russe.

Le classiche edulcorate nel tempo, sono state riproposte da vari autori sempre più patinate e glitterate: amori iddilliaci, antagonisti puniti neanche troppo duramente, ricchezza e gloria come premio karmico grazie ad una tenace buona condotta del protagonista.

La povera principessa Pelle D'Asino passa anni della sua esistenza a puzzare di stalla e a fare la pecorara in una corte straniera per nascondersi dal re suo padre che...(rullo di tamburi)...se la la vuole scopare (ebbene sì)...solo perchè è la più bella del reame (avevate dei dubbi?).

La poveretta per farsi sposare dal principe straniero deve farsi vedere da lui vestita di pietre preziose e con i capelli dolcemente acconciati, rigorosamente senza la sua veste di pelle d'asino-copertura.

I PRESUPPOSTI PER UN AMORE PURO, DURATURO E CEREBRALE INSOMMA. -.-

Le fiabe arabe sono, come dire, spesso a fondo sessuale.
Velatamente o meno tutti i personaggi tendono ad avere impulsi erotici irrefrenabili.
Le donne sono scaltre e calcolatrici, escogitano piani diabolici per tenersi più amanti possibili, si fingono docili e sottomesse per derubare visir e re delle loro ricchezze.

Una sorta di VALLETTOPOLI più poetica, per capirci.

Le fiabe russe, violente e spietate, narrano di Uccelli di Fuoco, Cavalli D'Oro e principesse stupende che oltre ad essere dotate di bellezza surreale sono anche sagge e talentuose.
Gli aiutanti magici sono bamboline possedute, lupi parlanti, pesciolini sagaci.
Non ci sono fate turchine e madrine buone...ci sono le Baba-Jaga che sono streghe mangiabambini e principesse-ranocchie potenti e vendicative.
Ad ogni modo alla fine amore, matrimonio e potere si incontrano sempre a metà strada.

Il mio shock è stato prepotente tuttavia, quando mi sono trovata a leggere un vecchio libro di favolette in rima tedesco: Lo "STRUWWELPETER" ossia PIERINO-PORCOSPINO.
Questo riguardo a crudeltà li ha superati tutti.

Tra le favolette abbiamo il cattivo Federigo che picchia gli animali e alla fine un cane lo prende a bastonate.
Per non parlare della tristissima storia degli zolfanelli in cui la povera bimba Paolinetta prende fuoco mentre gioca coi fiammiferi...e muore carbonizzata.
Un altro bambino inappetente diventa sempre più magro finchè non crepa.
Un altro guarda sempre all'insù mentre cammina e cade in un burrone...e muore.
Un ragazzetto che si succhiava sempre il pollice nonostante gli avvertimenti della mamma è stato MUTILATO dei pollici in questione.

La crudeltà delle fiabe continua ad affascinarmi.
Credo che ai miei figli leggerò solo le versioni originali.
E la Disney...bè...solo quando saranno abbastanza svegli per capire che sono tutte stronzate.

Divagazioni notturne

Davanti alla tazzina da caffè fumante continuo a sentirmi svagata.
Ponderata.
Misurata.
Forse è la tazzina l' unità di misura che quantifica il mio livello di stress.
Sono tazzinabile. Più che metrizzabile.

Quante tazzine sarò, su per giù?

Riflettendoci abbandonarmi al vizio sta lentamente diventando meno efficace.
Ora, preferisco l'azione. Come Starsky e Hutch.

Mi gratifica alzare la testa quando diventa più pesante, prima avrei provato sollievo nel lasciarla rotolare giù.

Sto mettendo alla prova la mia resistenza al travolgimento.
Travolgimento, per intenderci, nel senso più negativo che potete valutare.
Faccio le mie scelte in autonomia, piango solo quando ho tempo.

A volte mi sento poco curata.
E poi mi dico che da sempre sono sia principessa che principe. Mi sono sempre salvata da sola.
Più che principessa, direi una princifessa...e per quanto riguarda il principe...bè quello azzurro mi sta sulle palle, preferisco identificarmi con l'antieroe Joyciano.

Ma basta divagare.

Oggi sono arrivata alla conclusione che, essendo poco incline all'apertura cardiaca immediata, compenso con un'esagerata esigenza di contatto fisico.

Durante una telefonata con la mia genitrice mamuska ho sollevato questa questione. Lei per tutta risposta mi ha raccontato la storia di una bambina piccola, molto piccola che fece una delle sue prime visite pediatriche.
I suoi genitori erano preoccupati e raccontarono al dottore che la bimba voleva stare in braccio giorno e notte. Quando stava tra le braccia di qualcuno mangiava, dormiva e rideva, ma non appena la lasciavano altrove si scioglieva in lacrime.

Il medico li rassicurò dicendo loro che evidentemente la bambina aveva bisogno di molto calore umano, e che probabilmente era una sua punta di carattere.

E così è sempre stato...negli anni, per molti anni.
La bambina era affettuosa ma taciturna. Sorrideva a tutti ma parlava solo con i gesti e gli sguardi.
Per conquistarla era necessario stabilire un rapporto di pelle e sorrisi.

A quanto pare non sono cambiata molto, ho sostituito la pelle con lo schermo e i sorrisi con gli smile.
Per quanto riguarda quella tazzina di caffè continua a farmi sentire leggera e protetta come una coperta di Linus.

Se poi aggiungo schiuma al latte e nicotina, posso raggiungere il Nirvana.

HIM

Lo vorrei spilungone, con l'andamento beffardo e le mani gesticolanti.

Lo vorrei smagliante con la risata rumorosa e i denti ordinati, l'eccesso di sopracciglia non mi urta.

Sguardo intelligente e dita ossute, sempre spettinato.

L'ho incontrato ed era volubile. Elettricissimo.

L'ho avuto. Prima per poco, poi più a lungo.
L'ho voluto più forte, poi meno, poi sempre di più.

Facciamo l'amore nervosamente. Ma è spesso molto bello.

Non parliamo molto, comunichiamo per brevi battute e sorrisi eloquenti. Poi all'improvviso, di tanto in tanto, ci perdiamo in discorsi infiniti.
Come quella sera in balcone, nella casa al mare.

Non è un principe e nemmeno un guerriero. E' un pezzo di cuore pulsante del quale non riesco più a privarmi.