C'è stato il tempo degli orologi di sale. Fermi, per gustarsi attimi promettenti.
Siamo stati tutti a guardarci negli occhi nell'attesa che qualcuno dicesse qualcosa di significativo.
Eravamo stanchi di guardare in su.
E abbiamo aspettato chi poteva trascinarci in qualcosa di nuovo.
Le nostre gambe, atrofizzate.
C'è stato il tempo dell'amore per il prossimo. Che non ti ama quanto tu lo ami. Abbiamo annuito e ascoltato intensamente. Ci siamo arrovellati per trovare la soluzione più dolce. Abbiamo lottato per tenere in piedi dinamiche viziate. Abbiamo dichiarato affetto non meritato, abbiamo aspettato delle reazioni urlando contro statue umane ben fatte. Come fece Michelangelo.
Pazzo lui, pazza io. Senza arte riconosciuta.
C'è stato il tempo dell'ubriachezza, della fattanza, della botta. Mi faceva sentire viva, credendo fintamente di non esserlo.
Invece mi guardo intorno e vedo che sono tra quelli che respirano forte..
Guardo forte, ascolto forte anche se poi parlo sottovoce.
Stand by.
E' già finito il tempo del "metto in un cassetto le mie esigenze, perchè questo è il tuo momento".
Il mio momento non arriva mai. Perchè sono io che non gli ho dato il valore che meritava.
C'è stato il tempo del silenzio, dell' accondiscendenza, della rinuncia per il quieto vivere.
E' finito.
E l'ho voluto io.
Perchè arriva sempre un momento in cui vuoi raccogliere ciò che hai seminato.
E quando guardi la tua sacca vuota, anche allo specchio non ti vedi più.
Mi ribello all'invisibilità.
Voglio potermi dimostrare di essere indispensabile.
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