Roberto.
Roberto lavora con me in redazione. Si occupa di public relations.
Non è particolarmente brillante, ma è un gran paraculo, ha la voce calda e un sorriso che ti trascina per i capelli in una psico-dimensione che somiglia tanto alle Hawaii.
All'istante.
Direi che questo basti.
Va in fissa con il sudoku, credo che lo faccia sentire più intellettuale.
Ovviamente va in palestra tutte le sere.
Ha molte amiche, tutte uguali. Varia solo la sfumatura delle meches e il modello della Borbonese.
E' simpatico direi, anche se il suo senso dell'humor è perlopiù infantile.
Ma non importa, ha sempre un buon profumo.
Io.
Io sono cerebrale, metodica e le mie sindromi premestruali sfiorano la devianza criminale.
Piango solo per le disgrazie altrui. Soprattutto per quelle dei film.
Toglietemi tutto ma non "La Mia Africa".
Io spendo e spando per i cosmetici di Dior e per i quadri d'autore.
Vado in fotta per i vecchi volumi di psicologia. E in ogni patologia immancabimente...mi riconosco.
Insomma, non abbiamo molto in comune.
Eppure facciamo scintille su quella scrivania.
E anche sulla poltrona in pelle.
E nell'ascensore.
Nella toilette.
Sul parquet.
Mi solleva come se fossi una matita, mi fa sparire gli slip con un'agilità da illusionista.
Mi tiene i fianchi con una forza che...mi fa girare la testa.
Ha l'abitudine di tenermi la nuca. Infila le dita tra i capelli e appoggia il pollice dietro il lobo dell'orecchio.
Adoro.
Con lui, vengo in continuazione.
E mentre gli orgasmi mi piovono addosso lui mi sorride in quel modo...e io vado alle Hawaii.
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