giovedì 28 ottobre 2010

Vecchie cose- Odio fare la spesa

Non lo sopporto. Non lo so gestire...quello stato di insofferenza e di malessere che mi prende appena si schiudono le porte automatiche.

Già trovare un cazzo di cestino disponibile è un'impresa malefica. Si comincia dai refrigerati...per una malata di yogurt alla frutta diventa tappa obbligata.
Ma il corridoio è stretto e chi ha il carrello si ferma in mezzo ai coglioni a cazzeggiare indeciso tra due fottutissime marche di pecorino.

E io comincio a sentirmi soffocare.

Oltrepassato il tunnel dell'agonia si passa al corridoio della colazione...caffè, zucchero, cereali, cioccolata e via dicendo. Io DEVO impossessarmi dei Kellox Extra...ma devo sempre litigarmi l'ultima scatola con un ragazzetto un po' nerd dalla faccia allucinata che mi puzza di Signore degli Anelli lontano un kilometro. Ma prenditi i Ceerios perbacco, non vedi che sono anellini gialli??

Poi si passa alla pasta, sughi e carboidrati vari...ma io puntualmente passo diretta al reparto successivo perchè lì c'è sempre un tamponamento violentissimo di carrelli con signorotte dall'infelice ricrescita che inveiscono raccattando barattoli di pelati dal pavimento.

Comprare gli assorbenti è traumatico perchè tutte le volte che vado per afferrarli arriva l'unico ragazzo figo di tutto lo stabile e si ferma lì dove sono io...ad oltranza. Che cazzo ci faccia davanti allo scaffale degli assorbenti è un mistero insoluto, fatto sta che devo rimandare l'azione di un tempo variabile. perchè, che ci volete fare...mi blocco.

Il mio angolo preferito è quello delle tinte e prodotti per il bagno, shampoo, bagnoschiuma e cremine inutili varie...MA ovviamente viene ingombrato dalla gente in fila alla cassa con la cassiera più lenta di tutto il supermercato.

A quel punto sono già sull'orlo di una crisi di nervi...ma dobbiamo ancora sommare, le ruote di 25 carrelli sui piedi, 42 persone che dicono PERMESSO dopo avermi staccato un braccio e averlo messo come fosse una baguette dentro al loro carrello.

Inoltre col fatto che assumo un'aria guardinga e seccata il vigilante non fa altro che tampinarmi tutto il tempo.

La fila alla cassa è il dulcis in fundo...le vecchiette sono le peggiori con i loro fottutissimi mini cestini con il pasto giornaliero...mi chiedono sempre di passare avanti, pur avendo anch'io 4 cazzi in croce...macccheddico, neanche me lo chiedo talvolta! E non le posso neanche insultare...perchè il vigilante mi fissa....E i vigilanti adorano difendere le vecchiette.

Chissà quanti barattoli hanno quelle, dentro al reggiseno di flanella.

Vecchie cose- La toilette veste Prada

Bentornata a Ravenna City.

Puoi stare in silenzio a tavola, litigare con tua madre guardandola in faccia e puoi mangiare cibo cotto.

Puoi addirittura stare sola...puoi non rispondere al telefono perchè nessuno ti cercherebbe qui.

Puoi stare serena, puoi uscire con le vecchie amiche.

E così...mi sono trovata a fare le stesse cose che ho sempre fatto da quando ho 16 anni.

Apertura di celebre discoteca estiva in mezzo a mandrie informi di ragazzi abbronzati, con tatuaggi pseudo giapponesi e stelline ovunque, camicia bianca e giubotto di pelle, scarpe rigorosamente Gucci, cintura abbinata. Ragazze belle, lucenti come ambre, full optional TPG: "taccate" "piastrate" "griffate".

Forse un tempo lo gestivo meglio. Il personaggio della nativa ravennate era collaudato da anni di pratica e studio. Arrivavo addirittura a sentirmi a mio agio, a mimetizzarmi astutamente senza far chiasso.

Ora purtroppo la mancanza di esercizio mi ha arrugginita.

Stanotte ho fatto uno sforzo notevole...ho seccato 3 drinks prima di sciogliermi un minimo.

Ad un certo punto mi sono fatta una gita nella toilette del locale...ho fatto il mio quarto d'ora di fila per poi stare chiusa nel cesso qualche minuto senza fare niente...solo per isolarmi dal mondo per un po'. Ho pensato a quanto sarebbe stato figo se il cesso fosse stato un ascensore, o un cazzo di aggeggio con un flusso catalizzatore spazio-temporale, o la cabina di una trasformista...

Invece sarei uscita da lì esattamente come prima, incompresa e teatrante. Prigioniera di un'atmosfera IROST (intollerante-repellente-opprimente-soffocante-tossica).

Niente da fare. Mi fermo davanti alla specchiera per incipriarmi il naso, come ogni clown che si rispetti...intorno a me una decina di bambole di porcellana, FFF: fighe-fulgidamente-fashion.

Parlano tra loro, ma è come se qualcuno avesse tolto l'audio. Colgo soltanto qualche temperata espressione tipo: -...euro...vacanza...bere..messaggio...bar...lui...lei...come...era...vestita...quella...puttana...

Mi guardo allo specchio e vedo i loro volti riflessi accanto al mio.

Sono violentemente diversi.

Ho incrociato i loro sguardi languidi firmati Calvin Klein e ho sentito la terra franare.

Ho sentito l'angoscia di non poter sentire.

Mi sono concentrata su di me.

Improvvisamente mi sono vista zingara e selvatica, ad ogni modo terribilmente straniera.

Ho visto le fiamme nello specchio, ho sentito le risatine distorcersi.

Mi chiedo se le mie bambole nella toilette abbiano udito il mio cervello urlare forte.

Vecchie cose- Giocattolo rotto

…Piramidi di bicchieri rosa shocking...scarabei dal dorso brillante.

Delizioso il rumoroso capitolare delle biglie in movimento.

Mi compiaccio del tuo maturo, saggio e fascinoso equilibrio nel gestire gli affari...è Così..così..moderno...così corretto.

E' quasi commovente.

La tua semplicità di carattere...la tua naturalezza...è così apprezzata tra eventuali partners.

Come ti invidio...avessi anch'io la tua concretezza...la tua faccia pulita.

Non saprei che farmene...ne farei poltiglia infrangendola al suolo come una maschera veneziana.

Mi stordisco mentre rifletto su chi mi lenisce il dolore e chi me lo procura.

Chissà come sono le feste orgiatiche.

Il mio cane si è addormentato sui miei piedi e mi fa caldo.

Come sarebbe entrare a gattoni nelle casette da giardino per bambini? E sedersi su piccole seggioline di legno?

Sarebbe scomodo..ma dolce.

Tutte le persone che mi conoscevano davvero mi hanno fatto promesse di immenso valore.

Qualsiasi cosa per me è un arte da apprendere.

Mi hanno parlato di una fanciulla che ama avvolgere le caviglie con i fili di perle...l'ho trovato divino.

Polvere.

Troppa polvere che vola e si appoggia alle superfici...potrei farne dei gomitoli e ficcarli in bocca a chi ha la stessa anima di un acaro.

Suonare il preludio di Chopin è come piangere per giorni.

Fresie viola e tulipani al centro del mucchio informe...follia disorganizzata per pianificare la fuga.

Non voglio tornare.

Dimentica il mio viso, liberami.

Ti lascerò i miei trucchi e i miei balocchi.

Vecchie cose- Fragole amare e champagne

Divani in pelle black and white...pietanze dall'ostentata abbondanza...camerieri in completo nero e guanti bianchi.

Sciattone ingombranti prigioniere dei loro abiti Dolce&Gabbana, rossetti troppo vistosi, voci troppo stridule...troppo alte per essere eleganti.

Toilettes con specchi lucenti e pomi dorati...grazie alla collaborazione preziosa delle narici di tutti.

Papponi con lo guardo eccitato con puttane 18enni...

Signorotte attempate con gigolò aitanti dal petto depilato esposto...tutto è spartito equamente.

I complimenti che titillano il tuo ego piovono come coriandoli...e tu ti gingilli svanita in mezzo ad una pista densa di fumo scenografico, con la consapevolezza di essere scompabile e intrigante...e tutto ti seduce e tutto brilla...e tutto è bianco e ha il sapore del peccato confessato.

Confessarlo ti fa sentire più innocente...condividerlo con altri ancora di più...ti fa sembrare tutto più puro e giusto.

Allora esci fuori da quella bolla di sapone. I buttafuori spostano la folla per farti strada...ti proteggono col loro petto ampio...e ti senti una stella...

Ma seduta al freddo di una panchina qualunque...stringi una sigaretta tra le dita bianche e affondi il mento dentro il bavero del cappotto...sei di nuovo sola...contro i pensieri che ti assalgono, i sensi di colpa per non aver capito.

E fidati che nessun principe ti salverà.

Vecchie cose- Flusso

Compro Vogue in un pomeriggio di freddo e vento così il suo peso mi tiene aderente all'asfalto.

Haribo, Yomo e 100% arabica. Già l'umore si impenna.

Accendo la televisione quando il silenzio mi assorda, così nascondo le urla dei miei pensieri.

Mi sono abituata a stare senza tenerezza, ed ora una sola carezza mi fa sobbalzare.

Ci sono situazioni in cui vorrei pilotare persone ed eventi come in un videogame.

E vincere.

So qual è il mio valore. Ma non voglio svelare il prezzo. Nè essere esposta all'asta.

Ho freddo.

Anche dentro.

Non sono triste, sono troppo in alto ora per guardare giù.

Il valore personale è il più prezioso dei sortilegi, non si può biasimare chi non è stato dotato di tale prodezza.

Profumo di carta stampata, violaciocche, kiwi e fragola. Tutto sa di mamma.

Piango per commozione o rabbia. Mai per tristezza. Mi farà bene?

Se dicessi tutto quello che penso e che so diventerei una leggenda.

E' incantevole per me guardare una mano cucire o un coltello tagliare un pomodoro.

Guardare le stelle mi dà un senso di nausea ed inquietudine.

Chissà come fanno i bambini a decidere che si piacciono.

I grandi fanno cagare, perlopiù.

Winston Silver e fiamma firmata Smoking con tazza bianca macchiata di menta e rosa canina.

Residui di zucchero corrono sul tavolo freddo. E io non li rincorro...vanno troppo forte.

Vecchie cose- Ode femmina

E' eccitante...sì...lo è...come il cioccolato fuso che sgocciola lucido sulla polpa delle fragole fresche.
Ti uccide quando morde...ti lascia i lividi sulle braccia e sulle spalle...

Fa male e poi lenisce...si fa perdonare con dolcissime depressioni ritmiche, mentre tu oscilli...con il controllo psicotico di un ubriaco che passeggia su un filo.

E poi ne vuoi ancora...ma ti penti e poi cambi idea e ti riperdi.

Ti senti libera e schiava in debito allo stesso tempo.

Senti che ti lascerà urlare ad un certo punto, ma tu speri di non farlo...ancora no.

Perchè l'implosione non dà spazio all'esplosione.

Così cerchi di liberarti ma non puoi...la lotta continua crudele e sporca. Ma tu non ti sporchi, sei candida come non lo sei mai stata mentre balli questo tango rabbioso e sottile.

Ti vengono in mente mille sfumature che avevi perso nel grigiore della mediocrità...sono così tante che non sai più cosa colorare...e così ti dipingi anche tu dei colori più accesi e potenti.

Sei bella, guardati.
Sei splendida, fulgida come una tagliente falce di luna. Sei pericolosa.
Non abbassare lo sguardo...continua a mirarti. Sei forte. Sei un mistero esotico e bollente che quasi nessuno riesce a risolvere.

Non hai più paura mentre cadi nel vuoto. Ti libri. Non dai più importanza all'inutile che ti offuscava. Ora sei grande. Ora sei autentica. Sei tu.

Ti amo.

Vecchie cose- Deliranze

Quanta importanza mi dai?
Quanta ne rubi dal mio specchio?

Sono ciò che mai potevi immaginare di viverti. Sono intruglio magico per poveretti aggrappati al niente. E appicco incendi lungo la strada.

Mi piace stravolgerti il tempo, rovesciare le clessidre in continuazione...ancora una , ancora una volta.

Adoro prenderti per i piedi e farti oscillare a testa in giù...per mostrarti la sensazione del mondo capovolto.

Amo, bramo, la tua confusione, il tuo trauma rivelatore.

Voglio aprirti gli occhi e poi scomparire nel nulla, da dove sono scaturita. All'improvviso.

Io ti educo alla consapevolezza e alla disciplina emotiva. Materia che non ho mai imparato ad applicare sulla mia aliena pelle azzurra.

Piombo nelle esistenze senza bussare, senza fare rumore, danzando sugli equilibri fittizi di persone illuse. Manipolate da eventi stonati e da falsi miti.

Io chiedo come pegno importanza e pregio. Io aspiro ad essere diamante purissimo. Brillare di mia luce attraverso i tuoi occhi insicuri.

Voglio farti vibrare. Voglio la tua passione tra le dita. Voglio sentirti uscire da te e guardarti da fuori.

Ti presto i miei occhi plurimiranti.

Fanne buon uso.

Vecchie cose- Credo che riderò

Credo che riderò. Lo farò sguaiatamente.

Credo che non piangerò mai più. Che mi dimenticherò la tua voce.

Sarà bellissimo. Sarà romantico.

Sì, non verrò più verso di te. Non ti lascerò avvicinare.

Sarai sempre troppo lontano per potermi toccare.

Mio dio, sarà catartico. Silente.

Credo che non avrò paura. Credo che non sentirò più niente.

Credo che sarò bella come non lo sono mai stata.

Tu non avrai nome, peso, profumo. Sarai altrove.

Io fumerò di più e la mia voce continuerà ad essere limpida.

Sarò sempre ubriaca e ne sarò felice.

Tu non mi vedrai mai più...sarai altrove.

Finalmente separati per mio volere. Sarò un tormento per il tuo sonno.

Ma non potrai cercarmi. Sarò altrove.

E sarò splendida e maledetta come tu non mi hai avuta.

Non potrai più godere di me. Sarò altrove. Troppo lontano.

Soffrirai, piangerai quel che non piangerò io.

Ma io non ti vedrò. Sarò altrove. Bellissima.

Vecchie cose- Puoi piangere se vuoi

Se vuoi una volta ci vediamo. Se vuoi ci andiamo a fare una bevuta...o anche un caffè, chenneso.

Possiamo fare due parole, mi racconti come ti senti e se la tua vita sorride.

Potresti dirmi come passi le giornate e in quale posizione dormi.

Potresti dirmi qual è la canzone che ti fa ballare davanti allo specchio.

Cosa ti cantava tua madre da bambino.

Puoi piangere se vuoi.

Io ascolterò le tue lacrime urlare e non mi volterò dall'altra parte. Le raccoglierò con le dita e le metterò sul mio viso per non farti sentire solo.

Lo so come ti senti. E' tutto così sterile e alienante. Incontri gente e parli di niente. Vorresti che capissero. Vorresti sovrastare le voci troppo alte. Ma sei afono.

E loro sordi.

E allora ti incazzi. Un po' con loro e un po' con te stesso. L'impotenza ti schiaccia al suolo come un bulldozer.

Puoi anche parlare sottovoce. Io ti sento, sto in silenzio e faccio l'amore coi tuoi occhi arrabbiati.

Trasformerò gli orologi in sale perchè tu possa imprecare per ore e ore.

E ti stringerò la testa tra le mani se ti sentirai uscito fuori da te stesso.

E adesso che tutti tacciano. E' il tuo momento.


Vecchie cose- Amo

Amo ciò che è splendente e laccato.

Unghie rosa shocking, labbra affogate nel lucido a specchio.

Orecchini vistosi, che dondolano dai lobi, creando un gioco di luce con i faretti che colpiscono le teste della folla...ad intermittenza.

Amo gli sguardi assassini: ti turbano quando incrociano il tuo nel buio.

Amo i ciondoli sonanti dei braccialetti e le schiene asciutte disegnate a matita, con le scapole che fanno ombra.

Posso rimanere ore a guardare le chiome fluenti che tagliano l'aria a rallentatore negli spot.

Potrei uccidere per avere un modello in bianco e nero che mi ripeta di comprare il suo profumo.

Rigorosamente in francese.

La ninnananna magica

Si sentiva già il profumo dei tigli. L’aria zuccherina amoreggiava con il viale alberato.

Il sole tardava ad addormentarsi, la primavera aveva voglia di rimettersi la corona sul capo fiorito.

E i bambini del quartiere volevano rimanere più a lungo a giocare a pallone.

Anche Matilde sperava di avere ancora un po’ di tempo prima che la nonna comparisse alla finestra brandendo il mestolo per chiamarla a tavola.

Voleva restare a guardare i gemelli del 6b che si sfidavano nei palleggi.

Guardava soltanto, perchè lei non ne era capace. Non aveva mai provato. Era affascinata da tali prodezze.

Matilde non era una bimba delicata, non era bionda e nemmeno leziosa come le principessine delle fiabe, ma era dotata di un’ energia contagiosa. Amava i calzini multicolore e quegli insettini neri che si appallottolano se qualcuno li tocca..

Il suo succo di frutta preferito era quello alla pera e sosteneva di avere i capelli rossi per via di una scorpacciata di fragole che aveva fatto quando era piccola. Bè, più piccola di così.

Ma non divaghiamo. Matilde era ancora seduta sul muretto ad ammirare le destrezze dei gemelli quando la testona permanentata di nonna Ida spuntò dietro al basilico sul davanzale:

-MATILDEEEEE! A tavolaaaa!-

-Ancora 5 minuti nonna!- tentò Matilde col mento in su e gli occhi più teneri che riusciva a fare.

- Subitoo Mati, sennò si fredda!-

Niente da fare. Matilde abbassò la testa e rientrò con passo svogliato.

Quella sera Matilde era pensierosa nella sua cameretta. Pensava ai gemelli che erano bravi a palleggiare, alla nonna che sapeva fare la torta alla banana e alla sua compagna di banco che riusciva toccarsi il naso con la lingua.

Si chiedeva quale fosse il tuo talento.

Non si sentiva particolarmente brava in nessuna cosa.

Il nonno Gianni, transitando davanti alla camera di Matilde, aveva fatto capolino dalla porta per darle la buona nanna. Così notò che la bambina era ombrosa e preoccupata.

Così le disse: - Un soldino per un tuo pensiero.-

Lei lo guardò perplessa e lui sorrise sollevando i baffi.

- Non so in cosa sono brava.-

E il nonno le rispose: - Hai tempo ancora per scoprirlo.

La piccola ci pensò un po’ su e poi disse: - Vorrei sognarlo.

A quel punto nonno Gianni divenne serio e inforcò gli occhiali.

Tirò fuori da un cassetto della camera una vecchia zuccheriera di coccio.

La aprì e tirò fuori un ritaglio di stoffa rosa sporco di inchiostro.

- Che cos’è nonno?-

-Questa è una ninnananna magica. Se te la canterò sognerai ciò che desideri sognare.-

Matilde sgranò gli occhioni di nocciola e saltando sulle ginocchia del nonno esclamò: -Canta ti prego!-

Così il nonno si concentrò per qualche secondo e schiarì la voce.

Poi intonò il canto magico.

Una nenia dolcissima e avvolgente dipinse le pareti di azzurro intenso. Anche i baffi soffici del nonno iniziavano a divenire celesti.

“ Fiocca lo zucchero sugli occhi assonnati

Saranno i tuoi sogni dolci e dorati

Coccinelle e quadrifogli nella manina

Sarai fortunata mia cara bambina

Lascia volare la tua fantasia

Così che le fate possano farne poesia

Magia sarà se magica ti sentirai

Dormi e sogna..non te ne pentirai.”

Matilde si addormentò beatamente e sognò di essere in un boschetto fitto e odoroso.

Si sentiva piccola piccola. Non sapeva dove andare.

Finchè si rese conto che aveva infinite possibilità di scelta.

Poteva andare avanti oppure indietro.

Poteva andare a destra oppure a sinistra.

Poteva stare ferma oppure muoversi.

Ma una cosa era certa: doveva fare una scelta e tentare di uscirne.

Si sentì sollevata e già il boschetto cominciava a sembrarle meno fitto.

Poi si destò.

Si guardò intorno con gli occhi ancora socchiusi.

(Ma le pareti sono sempre state così blu?)

Saltò giù dal lettino e corse in giardino dal nonno che stava curando l’orto.

-Nonno! Nonno! Ho sognato un bosco! C’erano mille direzioni! Mille sentieri! –

E il nonno rise forte. I baffi ballavano sotto il nasone.

-E tu cosa hai fatto Mati?-

-Io stavo per prendere una decisione quando mi sono svegliata.-

-Ecco. Brava la mia bambina battagliera. Non ti sei arresa e hai affrontato la difficoltà con coraggio. Non ti sei disperata.

Eri pronta a tentare. E questo è il talento più ambito.-

Matilde rincuorata e orgogliosa respirò forte l’aria zuccherina inebriandosi di tiglio e poi si mise a saltellare verso casa.

Nonno Gianni allora le chiese: -Dove vai ora così di corsa?-

E Matilde rispose: -Vado a prendere il pallone!-

lunedì 25 ottobre 2010

Una domenica

Cara Gio,

ti scrivo oggi, come ti scrivevo 10 e pure 15 anni fa.

Lo facevo spesso di domenica perchè mi piaceva mettere nero su bianco il resoconto del sabato sera. Magari ti raccontavo di un compleanno in pizzeria.

"Margherita e coca media, tutti a casa alle 23"

Accadeva spesso che fossimo amareggiate dai coetanei a nostro parere troppo superficiali.

O dagli adulti a nostro parere troppo superficiali.

O dal mondo a nostro parere troppo superficiale.

Entrambe grafomani, quaderni straripanti di informazioni top secret.

Ora che di top secret non c'è più un cazzo, ti racconto dal mio cybermondo che mi sento stanca.

Sì, proprio io.

Quella che odia dormire troppo, quella che è sempre stata "usciamotutteleseredipendente".

Quella che non beveva nemmeno un cocktail in discoteca e quando c'era la sua canzone preferita saliva sul cubo senza pudore.

Ora Gio sono cinica.

Sono così cinica che non riesco a lasciarmi andare senza alzare di un minimo tassativo la mia alcolemia.

Quando esagero poi vedo la verità distorta.

Oppure secondo te vedo la realtà solo in quei momenti?

A volte ne ho il terribile sospetto.

La cosa seccante è che poi mi odio per le mie esternazioni spontanee.

Vengo fraintesa, e probabilmente qualcuno mi compatisce anche.

Non riesco proprio a controllarmi Gio, dico quello che mi viene e le persone mi trasmettono delle sensazioni che sono difficili da spiegare a terzi.

Ma sono vere!!!! Lo so che sono vere! Perchè in quel momento non trovo finte giustificazioni e sono ipersensibile.

Non sai che tristezza tornare alla realtà e rendersi conto di non aver selezionato comunicazioni e interlocutori.

Di non aver scremato le impressioni, di non aver fatto buon viso a cattivo gioco.

Io che sono un'adepta della sublime diplomazia, dell'arte retorica....mando tutto a puttane nel giro di qualche brindisi.

Ma ti pare giusto??

Sono così gelosa delle mie sensazioni che mi maledico quando le rendo così prostituibili.

E faccio bene a maledirmi.

Perchè poi il paradosso è che io capisco di più come stanno le cose...mentre divento più imbranata nel manifestare il mio pensiero quindi non vengo compresa.

E soprattutto non so spiegarmi in modo credibile.

In compenso nella vita quotidiana sono diventata un'amante del controllo.

Ora mi piace persino pulire la casa e tenere in ordine documenti, bollette, ricevute.

Mi piace occuparmi delle faccende burocratiche, mi piace andare negli uffici.

Sì proprio io Gio.

Mi rilassa caricare le lavatrici e lucidare il lavandino con l'anticalcare.

Odio quando i cassetti o le ante rimangono aperte.

E mia mamma che mi urlava dietro: " come può una persona ordinata come me aver partorito una casinista come te??"

Ecco fatto mamma, grazie mille per l'eredità genetica.

Ora vorrei tanto amare il controllo anche fuori casa, nei momenti divertenti.

Ma che poi, se li trovassi davvero divertenti...non avrei bisogno di perdere il controllo.

Cazzo Gio, perdere il controllo mi fa apparentemente divertire di più...oppure non sono più in grado di sentirmi divertita?

Ti ricordi quando siamo andate sugli autoscontri e ho sbattuto la faccia sul volante?

E quando facevamo gli omini del deserto con il pijama in testa?

E quando abbiamo passato il pomeriggio a farci le treccine a vicenda?

E provarci i pantaloni a zampa a costine da Post Post?

E quando giravamo in macchina a caso solo per continuare a parlare?

E il libro di racconti splatter che avevamo scritto a 4 mani?

E quando mi hai regalato la fata in resina dipinta e le ali di tulle?

Ridevo perchè mi veniva.

Piangevo quando mi andava.

Avevo il pieno controllo delle mie sensazioni.

Però la mia camera era un casino.



Io sono della Chandler Bing's generation

Sono nata sotto il segno del leone. Cuspide leone cancro per l'esattezza. Ascendente toro.

Dicono coloro che ci badano un minimo che

"le cuspide cancro leone sono in genere dolci, ma anche molto forti, vanno daccordo con entrambi i sessi, sono persone di temperamento tranquillo ma amano l'azione, sono a volte sfacciati, a volte non esprimono quello che pensano, a volte invece non resistono a trattenere quello che provano, generalmente sono persone buone e oneste ma se si sentono prese in giro o maltrattate diventano cattivissime, iperattivi, ottimi guerrieri, sono inoltre persone che amano instaurare rapporti duraturi, tendono ad avere molti amici.."

Bè cazzate a parte, se c'è una peculiarità del mio segno nella quale mi sono sempre riconosciuta è l'amore per la vita di branco, il lavoro d'equipe. Il gruppo che diventa famiglia.

Claro no?

E' verissimo per quel che mi riguarda. Non riesco a rapportarmi un granchè con gli individualisti. Io tendo ad operare per rafforzare la squadra. Solitamente loro la deludono.

Mi piace stringere il rapporto profondo. Diventare consaguinei pur non essendolo geneticamente.

Mi piace, mi fa sentire soddisfatta.

Devo anche dire che questa tendenza mi ha causato anche qualche grattacapo. Ci sono stati branchi non abbastanza amorevoli, altri poco determinati o motivati, altri ancora semplicemente sbagliati per me.

Ora vanto alcune adorabili presenze mooolto edificanti e non so se si può parlare di famiglia. Ma di certo insieme si plasmano in qualcosa di forte.

AAh...mi manca la vita da branco. Che poi basterebbe poco.

Tipo:

stasera serata da me: cofana di pasta, studio di massa, due stronzate in compagnia e tutti a casa.

Oppure:

domattina colazione di gruppo al bar, sigarettina e poi tutti ai loro cazzi.

Sembra niente eh...eppure quella atmosfera da spot del Ciobar è da tanto che non la sento intorno a me.

Una volta veniva spontaneo.

(Eccola che riparte con la nostalgia 883iana! Direte voi...) Mi ricordo che soprattutto alle medie, ma anche al liceo, facevamo tutto insieme:

i compiti...i ripassoni, con la Michi e Lollo ogni tanto suonavamo pure.

Organizzavamo compleanni, scherzi, campagne anti "qualche indefinita ingiustizia inaccettabile di quell'età". (uh quante ingiustizie inaccettabili a quell'età...che paraculi)

E non per questo le nostre individualità non emergevano...ANZI. Brillavano perchè ognuno dava un contributo diverso e soprattutto assumeva un ruolo differente, che diveniva naturalmente il più adatto e prezioso. Perchè non veniva imposto.

La Chiarina che subisce il fascino della vita da "comune o centro sociale" potrebbe capirmi; anche se io non riuscirei a condividere TUTTA la mia vita con un gruppo di persone.

Io sono per "a ognuno il suo spazio", se mi va di stare da sola per una settimana a guardare il muro voglio poterlo fare, se mi va di fare una torta.., vabbè COMPRARE una torta e mangiarla tutta da sola...lo VOGLIO POTER FARE.

Però io sono cresciuta con Friends...e quando lo guardavo in tv sognavo i miei 30 anni esattamente così.

Compagni o di casa o di pianerottolo, ognuno la sua vita, le sue storie...però resoconto in family, in casa, o al caffè sotto casa...programmi in comune, interessi condivisi, prendersi cura gli uni degli altri.

Bè la Chandler Bing's generation forse suona un po' finta.

Ma non ne parlerei nemmeno se non fossi convinta che tutto questo possa davvero esistere.

Ognuno sceglie come vivere la propria vita.

Io vorrei trovare un equilibrio tra il mio istinto incontenibile e probabilmente puerile di fare branco...e l'angoscia grigia di Uomini soli dei Pooh.

Ora, tralasciando l'idillio di Jennifer Aniston e company (forse troppo bello per essere vero), non mi resta che ricreare un agrodolce scenario da Fate Ignoranti.

Sperando di non finire in un dramma di Ozpetek.