Bentornata a Ravenna City.
Puoi stare in silenzio a tavola, litigare con tua madre guardandola in faccia e puoi mangiare cibo cotto.
Puoi addirittura stare sola...puoi non rispondere al telefono perchè nessuno ti cercherebbe qui.
Puoi stare serena, puoi uscire con le vecchie amiche.
E così...mi sono trovata a fare le stesse cose che ho sempre fatto da quando ho 16 anni.
Apertura di celebre discoteca estiva in mezzo a mandrie informi di ragazzi abbronzati, con tatuaggi pseudo giapponesi e stelline ovunque, camicia bianca e giubotto di pelle, scarpe rigorosamente Gucci, cintura abbinata. Ragazze belle, lucenti come ambre, full optional TPG: "taccate" "piastrate" "griffate".
Forse un tempo lo gestivo meglio. Il personaggio della nativa ravennate era collaudato da anni di pratica e studio. Arrivavo addirittura a sentirmi a mio agio, a mimetizzarmi astutamente senza far chiasso.
Ora purtroppo la mancanza di esercizio mi ha arrugginita.
Stanotte ho fatto uno sforzo notevole...ho seccato 3 drinks prima di sciogliermi un minimo.
Ad un certo punto mi sono fatta una gita nella toilette del locale...ho fatto il mio quarto d'ora di fila per poi stare chiusa nel cesso qualche minuto senza fare niente...solo per isolarmi dal mondo per un po'. Ho pensato a quanto sarebbe stato figo se il cesso fosse stato un ascensore, o un cazzo di aggeggio con un flusso catalizzatore spazio-temporale, o la cabina di una trasformista...
Invece sarei uscita da lì esattamente come prima, incompresa e teatrante. Prigioniera di un'atmosfera IROST (intollerante-repellente-opprimente-soffocante-tossica).
Niente da fare. Mi fermo davanti alla specchiera per incipriarmi il naso, come ogni clown che si rispetti...intorno a me una decina di bambole di porcellana, FFF: fighe-fulgidamente-fashion.
Parlano tra loro, ma è come se qualcuno avesse tolto l'audio. Colgo soltanto qualche temperata espressione tipo: -...euro...vacanza...bere..messaggio...bar...lui...lei...come...era...vestita...quella...puttana...
Mi guardo allo specchio e vedo i loro volti riflessi accanto al mio.
Sono violentemente diversi.
Ho incrociato i loro sguardi languidi firmati Calvin Klein e ho sentito la terra franare.
Ho sentito l'angoscia di non poter sentire.
Mi sono concentrata su di me.
Improvvisamente mi sono vista zingara e selvatica, ad ogni modo terribilmente straniera.
Ho visto le fiamme nello specchio, ho sentito le risatine distorcersi.
Mi chiedo se le mie bambole nella toilette abbiano udito il mio cervello urlare forte.
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